MINACCIA da STEREOTIPO
Sono cresciuta nelle sezioni di Partito. Ci andavo con mio padre, e poi ho continuato a frequentarle da sola. Erano l’unico luogo dove potevo andare da sola, senza il controllo di mia madre, di mio fratello, di mio padre, perché considerati luoghi protetti dove nulla poteva accadermi di grave. Il controllo a quel punto passava direttamente ai compagni più anziani, le baby sitter preferite dai miei. Ho imparato a essere una brava persona grazie a loro, mi hanno insegnato l’onestà, il rigore, la coerenza, lo spirito di sacrificio e a essere una persona libera, una scuola di grande dignità umana quella socialista. Ho imparato dai “ grandi” a considerare gravi mali l’opportunismo, e il massimalismo e a combattere contro ogni tipo di sfruttamento, discriminazione, ingiustizia, sopruso, e privilegio, e a contrastare nepotismi, padrinati e delfinismi. Non ho mai sentito come un problema, la differenza di genere, perché non mi hanno mai trattato come una femmina, ma come una persona. Negli anni ho portato tutto questo dentro di me, cercando di fare il possibile perché il mio essere socialista, donna di sinistra, fosse un valore aggiunto ovunque andassi e con chiunque fossi. Ma era il periodo dei grandi ideali, della grande politica, era il periodo dei grandi leader, il periodo del grande partito, anche la rivoluzione sembrava possibile allora. 17 anni di Berlusconismo, fanno aumentare la nostalgia per quei tempi e per quegli uomini, per un partito, dove la capacità e l’intelligenza non avevano sesso, e aumenta lo sconforto quando guardandomi attorno, mi rendo conto che sono pochi gli uomini rimasti immuni dal morbo del Berlusconismo. Così può capitare che nelle sezioni storiche, che hanno da sempre la funzione di motore organizzativo e di risposta alle necessità sul territorio del partito, scatti il solito copione recitato dall’uso di un linguaggio difensivo usato dagli uomini per attenuare quella consapevolezza di essere incapaci di gestire le situazioni. Cosi gli incontri politici si trasformano in uno show fatto di battute, barzellette e doppi sensi dettati dal testosterone, più che critiche e proposte operative concrete. Dal pettegolezzo facile dettato dalla disistima, alla battutina veloce il passo è breve e contrastare questo comportamento produce un ulteriore passaggio, l’offesa nell’intimo e nel personale, donna uterina, isterica, in meno pausa, luoghi comuni cui fa riferimento chi fantasia non ha. Il fatto è che spesso tale atteggiamento è garantito, e giustificato dalla presenza di dirigenti del partito, che credono di acquisire autorevolezza solo per la posizione occupata in una stanza, o dietro la scrivania o davanti. Signora Politica bella e crudele diventata in breve politica del testosterone, che spesso trova la risposta a tutto questo al bar, in fondo a un bicchiere di vino, per soffocare quel prurito ancestrale che si trasforma in battuta, e che segna il massimo della degenerazione politica. Euristiche di pensiero, per nascondere un fastidio inconscio per quel complesso di superiorità ferito che tanti uomini giovani e non, hanno. Tutto ciò basta a farti sperare che tornino uomini gli uomini di ieri, quelli del prima il cervello e poi tutto il resto. Così le donne disertano i luoghi della politica e non solo per una questione di effettiva impossibilità di ottenere adeguati spazi e riconoscimenti, ma semplicemente perché manca la possibilità di costruire, lavorare per obiettivi usando la politica come veicolo per perseguire obiettivi d’interesse collettivo e non personale.