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PaolaSchiavulli
La vita è dura....ma io di più!!!
spettacoli
27 febbraio 2017
Per un nuovo inizio
Portami da bere. Grazie!



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CULTURA
24 ottobre 2012
Il lavoro di Vera Schmidt e di Sabina Spielrein nell'asilo sperimentale di Mosca (1921-1925)
Abstract ita
Negli anni 1921-1923 a Mosca, sulla scia delle profonde trasformazioni politiche e
sociali innescate dalla Rivoluzione di ottobre si colloca un esperimento educativo
originale, promosso da Vera Schmidt, una pedagogista formata alle idee
psicoanalitiche, che si proponeva di cercare nuove vie educative per la prima infanzia
sulla base delle recenti conquiste e conoscenze fornite dalla teoria psicoanalitica di S.
Freud.
Obiettivo di questo contributo è di fornire un breve excursus storico relativo alla
diffusione della psicoanalisi in Unione sovietica e alla fondazione dell‘asilo
sperimentale di Mosca, di ricordare le figure delle due studiose Vera Schmidt e Sabina
Spielrein che hanno animato l‘iniziativa, il cui lavoro scientifico è rimasto in ombra
rispetto a quello dei loro più famosi colleghi S. Freud e di C.G. Jung; infine si intende
rendere conto dei principi educativi che esse cercarono di mettere in pratica nell‘asilo
sperimentale di Mosca. 


http://www.psychoedu.org/Volume_04/Numero_2/IJPE_04_2_GenitorialitaScuola2.pdf
diritti
27 luglio 2012
Donne e Lavoro

“L’Italia non è un paese per donne”: questo era il titolo di un articolo della giornalista Nadia Nadeau del newsweek che traccia un ritratto impietoso della condizione femminile italiana. Lo studio, che prende in considerazione parametri come la parità salariale, l’occupazione e le opportunità di carriera delle donne, sostiene che colmando il divario di genere, nel blocco dei Paesi dell’eurozona il Pil aumenterebbe del 13%. Ma l’Italia è all’87° posto per quanto riguarda l’occupazione femminile, al 121° per la parità salariale, al 97° per la possibilità che hanno le donne di ricoprire incarichi al vertice. Per come tratta le sue donne, l’Italia è al 74esimo posto. Tutti i Paesi europei sono migliori di noi in questo, e fra i Paesi industrializzati, a collocarsi in posizione peggiore è solo il Giappone. Il paradosso è che i numeri dell’occupazione non vanno di pari passo con quelli dell’istruzione, ad esempio per quel che riguarda la formazione universitaria le donne rappresentano il 60 % dei laureati e in media vantano un punteggio superiore rispetto ai colleghi uomini. Gli ostacoli più significativi alla realizzazione della parità effettiva, affondano le proprie radici in una cultura organizzativa del lavoro, avversa alla “conciliazione dei tempi di vita e dei tempi di lavoro” e non amicale rispetto alle questioni di genere; il reclutamento e la selezione delle risorse umane si richiamano spesso a criteri molto maschili e, in termini di produttività, alieni dal considerare la maternità delle dipendenti come una “responsabilità sociale”. Il lavoro è divenuto oggi elemento importante nel percorso di autostima e di coscienza di se intrapreso dalle donne e le ha rese consapevoli della necessità della loro presenza nei processi di cambiamento nella società, il mondo del lavoro e il tempo che lo governa sono ancora a misura d’uomo e la donna deve avere l’abilità di far conciliare il suo progetto lavorativo con tre variabili molto flessibili e soggettive, il suo ciclo di vita, il suo progetto esistenziale e lo specifico momento di vita e di lavoro. Il genere essere donna, lo status sociale essere sposata essere madre riducono le possibilità occupazionali delle donne. Bisogna favorire dei modelli di genere meno rigidi, creare una rete di appoggi e sostegni che permetta alle donne il reinserimento nel mondo del lavoro dopo una gravidanza, e centri che le accompagnino in questo delicato momento, strutture che si occupino dei figli, o dei genitori anziani, e la modifica dell’orario di lavoro, quando ce n’è uno, in funzione delle necessità familiari, Le nostre energie se fossero supportate da ammortizzatori sociali, potrebbero essere impiegate a sostegno dello sviluppo del nostro paese. Investire sulle donne non è solo una questione di giustizia tra i generi, ma una necessità per lo sviluppo del nostro Paese. I dati dimostrano che i paesi più sviluppati sono anche quelli che hanno meno disparità di genere, che il lavoro delle donne fa crescere il PIL e fa aumentare il tasso di natalità, C’è una convenienza pubblica oltre che soggettiva, se ne avvantaggia l’economia, lo sviluppo sociale. Le donne si fanno carico di un welfare familista e dei servizi che mancano, noi siamo ammortizzatori sociali e operatori che forniscono gratuitamente servizi mancanti, siamo il soggetto sociale più flessibile, e il nostro lavoro è spesso considerato addizionale o non necessario. Negli ultimi decenni abbiamo assistito a un’apertura del mondo del lavoro nei confronti delle donne. Siamo entrate in maniera più massiccia in ogni settore d’attività lavorativa, da quella dipendente a quella autonoma, dal pubblico al privato con, maggiori aspettative di realizzazione e l’obiettivo di rimanere più a lungo nel mercato del lavoro rispetto al passato. Ma ci rendiamo conto di aver ottenuto solo un’eguaglianza formale di diritti, abbiamo ottenuto l’accesso a professioni che prima non potevamo scegliere, la promozione delle politiche delle pari opportunità e tuttavia nonostante i progressi registrati, nel terzo millennio ci troviamo ancora alla presenza di una discriminazione di genere a livello occupazionale. Queste discriminazioni sottendono delle dinamiche molto più complesse e allo stesso tempo problematiche a livello sociale che meritano la giusta attenzione da parte della comunità politica. La donna si trova di fronte al diffuso fenomeno della divisione sociale e sessuale del lavoro e del potere in senso orizzontale e in senso verticale. Il primo tipo di discriminazione riguarda la presenza numerica minore delle donne rispetto agli uomini tra la forza lavoro, Inoltre le lavoratrici italiane guadagnano in media il 20% in meno degli uomini e occupano solo il 7% dei ruoli dirigenziali nelle aziende. I N NOME della parità s’innalza l’età pensionabile delle donne, ma non il loro stipendio, si richiedono quindi sacrifici alle donne ma non si prevedono le compensazioni tanto attese, cioè pari opportunità di accesso al lavoro e alla stessa retribuzione. Un secondo tipo di segregazione, definita orizzontale riguarda l’ineguale distribuzione di genere nei diversi settori occupazionali. L’affluenza femminile si concentra principalmente in aree che spesso richiamano i ruoli tradizionali di lavoro domestico e cura e che sono meno remunerative (estetiste, insegnanti, parrucchiere, assistenti sociali ecc.) Ad esempio in alcuni settori come il terziario le donne sono presenti in gran numero, mentre in altri settori come il metalmeccanico esse sono in netta minoranza. Un terzo tipo di segregazione è quella verticale che sottolinea in sostanza l’esistenza di una forte sproporzione tra le donne presenti nei settori lavorativi e la loro percentuale che assume posizioni di potere in quei determinati settori. Vi è infine una segregazione geografica in quanto vivere al Sud è uno svantaggio maggiore per le donne. La presenza dei diversi tipi di discriminazione nell’universo femminile italiano è assai evidente tanto da rendere le pari opportunità ancora di grande attualità, in quanto spesso le donne nel mercato del lavoro finiscono per pagare un prezzo elevato, non giustificato dalla mancanza di competenze, ma la loro specificità biologica. Il grande dramma della precarietà che colpisce le giovani donne, le porta ad accettare di essere impiegate in lavori sottopagati e di bassa qualità rispetto al livello di formazione posseduto. Mentre invece dovrebbero essere considerate la parte vitale della nostra società, e quindi tutelate e incentivate, e non tenute in panchina. E' troppo grande il divario tra le loro potenzialità, i loro talenti, le loro aspettative, i loro diritti e quello che fanno realmente. Tra quello che vorrebbero fare e quello che lasciano loro fare, c'è di mezzo il soffitto di cristallo, quel soffitto oltre il quale non è concesso andare e che in questo clima di declino si abbassa sempre di più fino a toccare le loro teste. Sopra di noi sopra le teste delle donne, delle giovani donne, infatti, passano i nuovi conservatorismi, il declino economico e il regresso culturale che ci vorrebbe di nuovo a casa ad occuparci solo del privato e della cura, con la complicità di appelli al biologismo senza valori. Purtroppo dobbiamo riconoscere che nella politica e nei luoghi dove si decide siamo veramente poche, ed è proprio tra la politica e le donne che ultimamente si è consumata una gravissima frattura. La dignità della donna, dopo secoli di asservimento al maschio, sta nell’essere trattata giuridicamente e socialmente in modo uguale al maschio e la politica non ci aiuta ad esercitare i nostri diritti. Il diritto al lavoro viene onorato se alla donna sono concesse le medesime opportunità che ha l'uomo. Ma non opportunità di arrivo, bensì di partenza. Nel mezzo deve starci il merito personale, il senso del dovere, la flessibilità caratteriale e tante altre qualità che fanno la differenza tra una persona e l'altra; non tra un maschio e una femmina. Ciò che le donne vogliono, non è la cooptazione per legge in un posto di lavoro, ma l'opportunità, dopo essersi da sole meritate il posto, di avere servizi non costosi specie quelli a sostegno dei periodi di maternità. I bambini e le bambine messi al mondo dalle donne non sono problemi privati delle donne, ma parti di una società che nel suo complesso ha il dovere di prenderne carico. Il nido pubblico deve essere per tutti,e per tutti la possibilità di deduzione fiscale del costo di sostegno dei figli (colf, baby sitter, nidi privati), Tutto questo per mettere fine al senso di frustrazione che avvertiamo quando vediamo i colleghi maschi, fare carriera più in fretta di noi anche se meno bravi ma più presenti, e per attenuare il senso di colpa che avvertiamo per aver trascurato i figli a causa del lavoro. Sono ridicole e pericolose, dunque, le leggi, di grande suggestione politica, prive della possibilità di applicazione pratica. Se non ci sono servizi opportuni a supporto del cosiddetto «diritto lavorativo» si apre uno scenario sociale inquietante, nel quale valgono in prevalenza principi egoistici e parassitari, a svantaggio del merito e della dignità dei lavoratori. Ma soprattutto delle lavoratrici stesse. Le donne hanno diritti e devono poterli affermare. Devono poterlo fare se sono madri. Devono poterlo fare se sono o aspirano ad essere lavoratrici. Pensate per un attimo Come sarebbe la vita nel nostro paese, se una donna potesse fare un figlio quando lo decide e questa decisione fosse accolta e sostenuta mentre studia, lavora, fa politica, altro. Quanto affermo non è un’utopia perché in alcuni paesi europei questo già avviene, perché hanno realizzato forme di Welfare che rendono possibile tutto questo. Le donne non devono più sentirsi discriminate rispetto ai colleghi per il fatto di essere donne, cioè potenziali madri, cioè potenziali utenti di potenziali norme di tutela. Non dobbiamo consentire a nessuno che si creino nuovi steccati tra chi lavora e chi no, tra chi è madre e chi no, tra giovani e pensionate. È una guerra che avrebbe come unica vittima l’intero genere politico femminile. Dobbiamo affermare diritti specifici e per specifici ambiti, ma mai tutele.



permalink | inviato da PaolaSchiavulli il 27/7/2012 alle 18:37 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
CULTURA
18 maggio 2012
convegno 8 marzo a Frosinone: Rosa Rosa e le altre
9 febbraio 2012
FINITE LE SCORTE DI PANE, AI GIOVANI DIAMO I CROISAN

Non credo nei politici formati da qualche master o nelle aule universitarie, piuttosto che in mezzo alla gente, a contatto con le problematiche territoriali e alle loro implicazioni politico-amministrative. Io credo in una politica che si basa sul confronto quotidiano con i problemi reali dei cittadini e dei quartieri. Questo governo tecnico non mi piace, non mi piace questo parlamento di nominati e non eletti, trasformati in opinionisti strapagati, cui viene richiesto un commento su cose decise da altri, non mi piace questa sinistra che si mischia con la destra. Non mi piace l’arroganza delle ministre di Monti, che offendono i nostri giovani e la loro difficoltà a trovare un progetto lavorativo che garantisca loro il futuro. Le ministre tecniche del governo Monti sono troppo lontane dalla realtà dei cittadini, i nostri mammoni vorrebbero tanto cambiare lavoro, il punto è che non hanno un lavoro da barattare con un altro, e non possono andare all'estero a cercarlo perché sarebbe un problema per le famiglie mantenerli, il welfare familiare è l'unico che funziona in Italia e tale situazione, va stretta anche alle mamme dei mammoni. I nostri giovani sono migliori di quello che si pensa, difendono il loro lavoro precario, quando ce l’hanno, perché non sperano in qualcosa di altro e non hanno progetti futuri. Sono ragazzi a cui abbiamo scippato il futuro, sono ragazzi che lavorano, studiano, si arrangiano come possono pur di non gravare sulle loro famiglie e vorrebbero viaggiare per scoprire il mondo, e vorrebbero sognare un futuro migliore, ma come i loro coetanei non possono permettersi nemmeno i sogni.

Hanno smesso di credere nella politica e nei partiti, sono la maggioranza di quelli che non voteranno alle prossime elezioni.




permalink | inviato da PaolaSchiavulli il 9/2/2012 alle 17:1 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
VIAGGI
20 ottobre 2011
AMSTERDAM OTTOBRE 2011

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permalink | inviato da PaolaSchiavulli il 20/10/2011 alle 18:27 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
POLITICA
15 luglio 2011
TAR LAZIO ILLEGGITTIMA LA GIUNTA ALEMANNO
TAR LAZIO: ILLEGGITTIMA LA GIUNTA ALEMANNO

Apprendo con soddisfazione la decisione del TAR Lazio che ha dichiarato illegittima la giunta ALEMANNO bis per mancato rispetto del principio di pari opportunità cui all’art. 51 Cost., recepito peraltro all’art. 5, e. 3 dello Statuto del Comune di Roma. La stessa situazione di sottorappresentanza e di deficit di genere e democratico si ripete alla Regione Lazio confermando una tendenza della politica di destra. Nel Consiglio regionale del Lazio risultano elette, infatti, solo 12 consigliere donne. Al di fuori delle donne elette perché presenti nel listino del presidente, solo 5 donne hanno raggiunto un numero di preferenze che ha loro permesso di entrare nel consiglio regionale. Tutto ciò nonostante che le dipendenti della Regione Lazio siano il 53% del totale Una riflessione su questi dati è d’obbligo, per comprendere la difficile ascesa delle donne nei luoghi della politica e del lavoro, e quanta strada c’è ancora da fare prima che la rappresentanza istituzionale rifletta la realtà sociale nella quale le donne sono presenti e spesso attive protagoniste.

            Paola schiavulli (Forum Nazionale donne socialiste)


POLITICA
9 luglio 2011
SE NON ORA QUANDO UN PAESE DI DONNE?

Il Forum nazionaledonne socialiste aderisce all’incontro “SE NON ORA QUANDO UN PAESE PER DONNE?”del 9 e 10 Luglio a Siena.

“Questoè il tempo delle donne, perché le donne sanno come ricucire gli strappi,  perché sono quelle che maggiormente vengonochiamate in causa, nel bene e nel male, in questo periodo storico in cui lasfrontatezza e la mancanza di ritegno del potere offendono la credibilità ditutte - dice in una nota Paola Schiavulli del FDS- Manifestiamo insieme tuttoil nostro sdegno e la nostra amarezza, nei confronti di una società che sviliscele potenzialità ed i talenti delle donne con la sua visione antica delle donnepagate, poniamo le basi per unasocietà nuova in cui la nostra collocazione possa essere diversa, e permetta realmente la piena realizzazione della persona.

26 giugno 2011
PARLAMENTARISMO NERO

PARLAMENTARISMO NERO

Dopo i risultati delle amministrative e dei referendum si apre uno spazio larghissimo di agibilità democratica, nuove generazioni si affacciano alla politica donne e giovani che sono più avanti della politica dei vecchi partiti  e delle forze politiche che li vogliono rappresentare. Nel ridefinire l’ipotesi politica non possiamo rimanere insensibili alla domanda di cambiamento che ci viene posta dalle piazze. Per fare questo dobbiamo creare nuovi spazi di democrazia e di partecipazione in grado di accogliere le nuove generazioni che si affacciano alla politica aprendo il campo della speri mentalità, cogliendo il messaggio che ci arriva dalla società che è più avanti della politica più democratica, più riformista che supera la retorica dei partiti. Serve l’elaborazione di una politica nuova, trasparente, nuda politica. La fuga del governo dalle camere pone una grave questione democratica perché annulla le funzioni del Parlamento luogo di confronto tra opposizione e governo. La paura dell’accentuazione di conflitti politici e l’incapacità di saperli governare e risolvere porta inevitabilmente alla soppressione delle funzioni del Parlamento con l’effetto di spostare nei salotti delle ville  i dibattiti che dovrebbero tenersi sotto gli occhi di tutti, un modo per il governo di evitare conflitti laceranti non solo con l’opposizione ma con tutto il parlamento compresa la sua maggioranza, attitudine primaria di questo governo che  Gramsci identificò e definì “parlamentarismo nero”. Tutto è deciso nelle ville, e nelle residenze private, in bermuda e con la bandana lontano da occhi indiscreti. In Parlamento approdano solo pezzi di carta senza alcun valore, le vere decisioni sono prese in altre sedi. Non ricordo ad esempio di aver mai visti il presidente del consiglio al question time, eppure è prevista la sua presenza almeno due volte al mese per rispondere alle domande dei parlamentari. I cittadini che hanno votato alle amministrative e ai referendum, vogliono cambiare questo stare delle cose, e avviare un confronto democratico anche sullo stato di salute della nostra democrazia. Dobbiamo fare attenzione a non dare un’interpretazione sbagliata del referendum non è stata una vittoria dell’antipolitica ne tanto meno del centrosinistra, ma dei movimenti , dei comitati, dei cittadini. Il cambiamento è profondo,  gli elettori  hanno votato in massa in difesa dei beni comuni perché l’acqua è diritto umano e bene comune, due elementi che vanno stretti insieme beni comuni non solo enunciati, ma praticati. Con il voto sul legittimo impedimento il popolo dei referendum ha riaffermato con forza, la visione non solo idealistica ma reale che nella nostra società nessuno è più garantito di altri e che la legge è uguale per tutti. Sulla base di queste valutazioni, è necessaria concretezza di atti quotidiani e un profilo programmatico nuovo, pochi punti essenziali su cui richiedere il consenso.

20 giugno 2011
NOI SIAMO LE SOCIALISTE

Noi siamo le socialiste

Quanto accaduto alla coordinatrice dell’ FDS Basilicata, Margherita Torrio, è l’ultima d’innumerevoli contestazioni cui andiamo incontro come donne socialiste. Margherita ha abbandonato un tavolo di lavoro con alcune associazioni di Potenza, riunite per la preparazione di un evento, perché non ritenevano opportuno il nostro simbolo e il nostro nome contenenti la parola “ SOCIALISTE”, che più di una parola è la nostra identità politica. A parte il fatto che nessuna donna socialista è stata mai sorpresa a fare qualcosa di illecito, gli scandali non ci hanno mai toccato, ma non riesco a capire come tale problema possa venir sollevato da associazioni femminili, che dovrebbero rispettare il lavoro delle donne. Ho denunciato già altre volte, la difficoltà che abbiamo nello svolgere il nostro lavoro sia nel partito che fuori. Nel partito abbiamo difficoltà a trovare spazi e visibilità perché organizzate con nome e simbolo nostro, all’infuori che nel periodo elettorale, ma non ci sentiamo dei semplici atti tecnici, né ci sentiamo strumentalizzate, lo facciamo con amore, amore verso il partito, e non verso gli uomini del partito, che comunque impegniamo continuamente a prendere posizione e a guadagnarsi il ruolo che ricoprono. Abbiamo deciso di fare a meno degli ingressi riservati per far carriera, siamo quelle che stanno in piedi senza supporto alcuno, perché siamo le artefici di questo spazio pubblico che è il Forum, aperto a diverse realtà politiche e associative, divenuto con il tempo, strumento indispensabile di spinta e difesa alle battaglie che ognuna affronta nella realtà sociale. Siamo da sempre contro un modo vecchio di fare politica che ci preclude gli spazi, e abbiamo deciso di lavorare nel partito, perché ne conosciamo il limite segnato dal gran numero di risorse femminili sprecate. Il nostro è un processo attivo, che non si fermerà finché non sarà riconosciuto attraverso la delega di nuove e maggiori responsabilità dirigenziali. Le socialiste sono state tra le prime a lottare per l’indipendenza e l’emancipazione femminile, ma evidentemente non abbiamo conquistato il rispetto e la fiducia né degli uomini né delle donne. Come forum e come socialiste ci siamo spinte oltre la piattezza del “ fare per fare”, dell’attivismo narcisistico, oltre gli slogan ideologici, gli arrivismi e particolarismi più diversi. Quello che ci sta più a cuore è la valorizzazione dei processi partecipativi e la costruzione di relazioni tra persone, per far lievitare una cultura sensibile alla crescita e alla pratica della solidarietà. Noi siamo le SOCIALISTE, e non ci vergogniamo di esserlo, ne ripudiamo un nome che ha in se la motivazione del nostro impegno, ma comprendiamo chi vuole prenderne le distanze, perché la nostra storia potrebbe travolgere. Piena solidarietà a Margherita Torrio, continuiamo a combattere perché le SOCIALISTE, difficilmente mollano, fatevene una ragione sia nel partito che fuori.

Paola schiavulli per il Forum nazionale donne socialiste





permalink | inviato da PaolaSchiavulli il 20/6/2011 alle 23:22 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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Curiosità
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Non credo nei politici formati da qualche master,piuttosto che in mezzo alla gente, a contatto con le problematiche territoriali e alle loro implicazioni politico-amministrative Io credo in una politica che si basa sul confronto quotidiano con i problemi reali dei cittadini e dei quartieri I cittadini sono sempre più lontani dalla vita politica di cui invece dovrebbero essere i veri protagonisti Il dirigismo sempre più presente nella gestione dei partiti e la vigente legge elettorale secondo cui gli eletti sono scelti dai partiti piuttosto che dagli elettori non aiutano ad avvicinare la gente alle formazioni politiche Dobbiamo favorire la partecipazione attiva dei cittadini alla politica,dandogli la possibilità di scelta di verifica di relazione con l’eletto. Cambiare la pessima legge elettorale in vigore è cosa necessaria,proporzionale,maggioritario o misto ma che sia un sistema che in grado di garantire la governabilità dando agli elettori il massimo potere decisionale non è una questione marginale, ma di sostanza democratica.

...HO BISOGNO DEL VOSTRO AIUTO...

Volete aiutarmi nel mio lavoro di tesi?

Basta cliccare sul link e vi si aprirà un questionario rivolto alle donne militanti, una volta riempito potrete rispedirlo al mio indirizzo di posta elettronica: paolaschiavulli@yahoo.it

La mia tesi è di Psicologia Politica ed ho bisogno dell’aiuto di tutte perchè più il campione è numeroso più valida sarà la ricerca. Sono consapevole che le donne militanti non sono molte, ma se quelle poche collaborano o la mia ricerca avrà successo. Tutto sarà coperto da anonimato e nel rispetto della legge sulla privacy. Grazie per il prezioso aiuto

Questionario Tesi













ED ECCOMI TORNARE VELA SUL MARE
PORTATA LONTANO DALLA CORRENTE
IN ACQUE SEMPRE PIU' LIMPIDE












SE PENSI
-che i soldi dello stato debbano essere destinati alla scuola pubblica e non al finanziamento di scuole private
-che non si possa andare in galera per uno spinello e che il proibizionismo non serva nè a combattere la droga nè ad aiutare i drogati
-che l'aiuto alle famiglie debba valere anche per le coppie di fatto
-che l'occupazione si promuova con l'inserimento nel mercato del lavoro di giovani,donne e disoccupati e non con il salvataggio di aziende decotte
-che non sia necessario andare dal notaio per acquistare una casa o una macchina usata
-che le possibilità di diventare medico,avvocato o giornalista non debba essere limitata da ordini professionali chiusi e corporativi
-che i costi delle assicurazioni e dei pubblici servizi derivino dalla mancanza di concorrenza
-che il mondo del precariato debba godere di adeguate tutele salariali e normative
-che la ricerca scientifica debba essere libera e incentivata
-che i giudici debbano rispondere a qualcuno del loro operato
-che la chiesa debba godere di tutte le libertà ma non di privilegi
-che lo stato laico garante dei diritti e delle regole sia una conquista fondamentale

QUESTO E' IL TUO SIMBOLO
 

E' FINITA L'ultimo esame è andato, ora non rimane che la tesi, è una sensazione meravigliosa, anche se le cose finite mi mettono un po' in ansia, la mia tesi è un po' impegnativa ma sono certa che ce la farò, il mio gatto continuerà a seguirmi, adora i libri di psicologia





ti sono comunque e sempre vicina



triste è la stella che non trova
un cielo dove potersi fissare
Caldo era il sole
Buono era il pane
Dolce il mio amore
prima della tempesta










IL CANNOCCHIALE